NON BASTA UNA LEGGE PER COSTRUIRE LA LIBERTA’ DI STAMPA

| 4 settembre 2005 |

Una legislazione che assicuri formalmente le libertà di stampa e di espressione non è sufficiente se queste esigenze non sono state in qualche modo interiorizzate e fatte proprie dai giornalisti. Questa la principale chiave di lettura di un Rapporto sull’ autoregolazione del mondo giornalistico di fronte alle improvvise trasformazioni sociali e politiche nei paesi dell’ est europeo realizzato dall’ associazione inglese Article XIX
Freedom and Accountability Safeguarding free expression

La trasformazione dei media nei regimi dell’Est Europa dal recente passato comunista è stata drammatica. I giornalisti si sono trovati faccia a faccia con il crollo del sistema di riferimento nel quale erano abituati a muoversi e ad operare, e senza alcuna preparazione sono stati scaraventati in un nuovo sistema dagli equilibri mutati, nel quale le élites finanziarie e politiche si sono sostituite al precedente monopolio statale. Sulla carta molte le riforme progressiste introdotte ma, nei fatti, i giornalisti si sono trovati completamente allo sbaraglio. Questo ha significato in primo luogo una perdita di diritti e la mancanza di difese, ma ha riguardato anche l’assenza di socializzazione della categoria, che ha introdotto nelle redazioni nuovi elementi completamente impreparati.

Il rapporto «Freedom and accountability Safeguarding free expression» di Article 19 , associazione internazionale che si occupa di libertà di espressione, fa il punto sullo stato dell’ autoregolamentazione dei media nei paesi dell’ Est Europa, esplorando le modalità con cui giornalisti, editori, e il mondo dei media nel suo insieme hanno codificato l’etica da perseguire nel loro lavoro.

Il nodo centrale emerso dallo studio sembra essere uno solo: non è sufficiente una legislazione libera, norme che inquadrino la libertà di stampa e di radiodiffusione se queste esigenze non sono in qualche modo interiorizzate e rese proprie dai giornalisti. Il problema dell’autoregolamentazione è duplice, perché coinvolge sia le pratiche della professione che la coscienza del singolo. E non solo, perché il dibattito finisce per investire l’intero settore dell’editoria, in un continuum che va dal singolo giornalista alla proprietà.

Lo studio analizza innanzitutto lo sviluppo del concetto di autoregolamentazione dei media nei paesi di lunga tradizione democratica, come Svezia, Germania e Gran Bretagna. La parte più importante è però il viaggio in cinque paesi dell’Europa dell’Est: Albania, Bulgaria, Bosnia Erzegovina, Romania e Slovenia.

Per ognuna di queste realtà l’associazione ha delineato il contesto mediatico (quadro normativo sull’informazione, contesto professionale, codici etici dei giornalisti), e le pratiche di autoregolamentazione, interrogandosi su quali possibili scenari si apriranno per il mondo dell’informazione in ognuno dei singoli paesi oggetti dello studio.

(maria itri)

Qui il testo integrale del Rapporto.

I commenti sono chiusi.