Il mercato delle notizie e la perdita di lucidità

| 21 novembre 2005 |


‘’Verità e informazione, critica del giornalismo contemporaneo’’, un saggio di Marco Niro per le edizioni Dedalo in libreria dal 22 novembre

‘’Non è sensato battersi per il buon giornalismo, per un giornalismo davvero autonomo, se non ci si batte, più in generale, per una società davvero autonoma in tutte le sue dimensioni’’. E’ la riflessione intorno a cui si muove ‘’Verità e informazione: critica del giornalismo contemporaneo’’, un saggio di Marco Niro*, pubblicato dalle edizioni Dedalo e in libreria dal 22 novembre.

La lettura dei giornali, che una volta era definita «la preghiera del laico», rischia di diventare l’inizio di un incubo quotidiano in cui è sempre più difficile incontrare la realtà . E’ il frutto del cosiddetto ‘’mercato delle notizie’’ che – osserva nella prefazione Piero Barcellona – ‘’pur non essendo sottoposto, come avviene nei sistemi totalitari e autocratici, a una censura esplicita o a un becero controllo politico, di fatto, è esposto a forti pressioni autolimitanti, fonti di forme assai gravi di distorsione rappresentazionale. Tale distorsione – afferma ancora Barcellona – è definita dagli studiosi come «involontaria», proprio perché non è frutto di un’esplicita volontà manipolativa di un unico Grande Fratello, ma autoindotta; espressione di diffuse prassi professionali «trasparenti» e riconosciute. Tali prassi, però, non sono affatto neutre perché, oltre al fatto di garantire una riproduzione acritica di un consolidato «immaginario dominante», esse operano un violento e radicale processo di selezione che, sebbene nella retorica professionale venga autorappresentato come puramente tecnico, in realtà, è fonte di surrettizie concrezioni «ideologiche» politicamente rilevanti.
Il principale merito del testo di Niro – conclude Barcellona – consiste proprio nel mettere in evidenza i meandri di questo meccanismo perverso di «inquinamento » della prassi democratica in una società moderna e liberale, astrattamente e contradditoriamente fondata sulla centralità del principio di autonomia della pubblica opinione’’.
L’ autore parla di ‘’deficit di lucidità che si è instaurato’’. ‘’E’ lo stesso che – rileva – permette la sedimentazione di alcune idee contraddittorie: certi direttori considerano libere e indipendenti le testate di cui poi abbandonano la direzione per le interferenze di poteri economici o politici, mentre certi giornalisti criticano aspetti della realtà sociale che l’informazione fornita dalle testate per cui lavorano contribuisce invece a rafforzare’’.

Tutto questo, secondo Niro, non esclude comunque la necessità di una forte critica dell’ ’immaginario giornalistico , a cui è affidata la speranza mai vana di vedere realizzato un altro giornalismo, finalmente autonomo’’.
Rifacendosi esplicitamente a Cornelius Castoriadis, Niro osserva quindi che ‘’il cambiamento (a tutti i livelli) resta possibile sempre: in un ambito, quello storico-sociale, che non conosce leggi assolute e definitive, tutto resta imprevedibile per definizione. Pertanto, nessuno sforzo che venga compiuto per modificare lo stato delle cose, come quello che l’autore ha voluto compiere scrivendo questo testo, deve considerarsi inutile in partenza’’.

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* Marco Niro si è laureato nel 2004 in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, con una tesi intitolata “Mezzi di colonizzazione: l’impiego dei mass-media d’informazione nella sfera pubblica politica”. Ha collaborato con i «Quaderni di Teoria Sociale» scrivendo un articolo intitolato “Manipolazione e giornalismo: un approccio analitico habermasiano”. Dal ripensamento critico dei due testi è scaturito questo saggio.

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