IL GIORNALISMO PROFESSIONALE DIVENTERA’ SOLO MATERIA PER GLI STORICI?

| 22 luglio 2005 |

E’ la domanda, apparentemente paradossale, che serpeggia nelle pagine de ‘’Il giornalismo americano’’, l’ ultimo libro che Fabrizio Tonello ha pubblicato con l’ editore Carocci.

– – – – – – – – – – – – – –

‘’La professionalizzazione del giornalismo, ovvero il tentativo di fare dell’ obbiettività lo strumento di una legittimazione ‘scientifica’ del lavoro di raccolta e diffusione di notizie, per ragioni strutturali legate all’ economia dei mass media, era destinato a fallire – osserva Tonello* -, anche se l’ obbiettività è stata, ed è, un importante mito professionale’’.

‘’Del resto la stessa categoria “giornalismo” non è più adeguata a descrivere la frammentazione dei formati e dei messaggi. La moltiplicazione di canali televisivi, la crescita di Internet, il successo della radio parlata, la proliferazione di prodotti paragiornalistici ci dovrebbero indurre a discutere di “vari giornalismi”, molti dei quali hanno una parentela assai vaga con quell’industria di raccolta organizzata delle notizie di interesse generale che eravamo abituati a conoscere’’.

Secondo Tonello, infatti, ‘’i recenti sviluppi dell’ economia della comunicazione (la nascita di Internet, le concentrazioni in grandi gruppi multimediali e la ricerca di profitti sempre più alti) vanno tutti non in direzione di un giornalismo “obiettivo”, che ricerca la precisione e la contestualizzazione, bensì verso la crescita dell’ infotainment’’. Non – quindi – ‘’verso un giornalismo preciso e autorevole, ma verso una pluralità di voci che sconfina nella Babele. Già dieci anni fa le testate che fungevano da canali di orientamento della discussione politica si trovavano spiazzate dall’ascesa dei nuovi media, come le tv all news e le news letter su Internet, in grado di determinare quali saranno i temi importanti, grazie alla velocità con cui intervengono e alla ripetitività che caratterizza i loro formati.

Anche la funzione democratica del giornalismo – spiega Tonello – è in gravi difficoltà: possiamo constatare che la tendenza è quella di fare della politica una variante delle cronache sulle celebrità; largo spazio, quindi, agli scandali o alle polemiche, poco o nessun dibattito sui temi di fondo. Metà degli americani tra i 18 e i 29 anni dichiarò, nel 2000, di informarsi sulla campagna elettorale attraverso gli spettacoli in seconda serata di comici come Jay Leno e David Letterman.

Ciò che viene trasmesso nelle scuole di giornalismo – rileva Tonello – è quindi un’immagine arcaica di questo lavoro, un mondo immaginario di operatori indipendenti, dotati di saperi professionali forti, di spirito critico e di una missione civica insostituibile. Incatenati al desk di una tv locale, di una radio o di un quotidiano, i giornalisti americani si raffigurano mentalmente un mondo dove hanno la possibilità di scrivere (o filmare) ciò che vogliono, mentre sempre di più l’agenda delle notizie è dettata da entità esterne alle redazioni: la proprietà, gli inserzionisti pubblicitari, il governo.

Questo volume è intitolato Il giornalismo americano, ma la stessa categoria “giornalismo” non è più adeguata a descrivere la frammentazione dei formati e dei messaggi. La moltiplicazione di canali televisivi, la crescita di Internet, il successo della radio parlata, la proliferazione di prodotti paragiornalistici ci dovrebbero indurre a discutere di “vari giornalismi”, molti dei quali hanno una parentela assai vaga con quell’industria di raccolta organizzata delle notizie di interesse generale che eravamo abituati a conoscere.

Soprattutto, secondo Tonello, si tratta di prodotti che ignorano la funzione politica e civile della stampa. Per circa due secoli, si è chiamato “giornalismo” un’attività di raccolta e selezione delle notizie e delle opinioni, indirizzata alla totalità del pubblico, che aveva lo scopo di metterlo in grado di decidere sugli affari della comunità: questa era la ragione delle leggi a difesa della libertà di stampa. Questa forma di comunicazione è già diventata secondaria, se non marginale. Nel prossimo futuro, occuparsi di giornalismo potrebbe diventare compito esclusivamente degli storici.

(via Articolo21 )

*Fabrizio Tonello (Venezia 1951) collabora a “il manifesto” dal 1975; è stato a New York dal 1989 al 1997. Insegna all’Università di Padova Comunicazione politica e Storia e istituzioni nordamericane, dopo essere stato Visiting Fellow alla Columbia University di New York.

Leggi anche:

I commenti sono chiusi.