EDITORIA: ANTITRUST AVVIA ISTRUTTORIA SU ESCLUSIONE DELLA FREE PRESS DALLE INDAGINI DI MERCATO

| 9 ottobre 2005 |

Alla base del provvedimento le decisioni di ADS e Audipress, segnalate da Edizioni Metro, di rifiutare la partecipazione della stampa gratuita ai sistemi di certificazione. La battaglia intrapresa dalla free press in Italia – in particolare da Metro – per entrare a pieno titolo nei sistemi di monitoraggio e di rilevazione della diffusione e degli indici di lettura che Ads e Audipress compiono sulla editoria periodica ha avuto un primo successo.

L’ Autorita’ Garante della Concorrenza e del Mercato ha deciso infatti di avviare un’ istruttoria nei confronti delle associazioni ADS-Accertamenti Diffusione Stampa e Audipress, per accertare l’esistenza di intese restrittive della concorrenza.

Alla base del provvedimento – rende noto un comunicato della stessa Autorita’ – le decisioni di ADS e Audipress, segnalate da Edizioni Metro, di rifiutare la partecipazione della stampa gratuita ai sistemi di certificazione.
L’istruttoria, decisa dall’Antitrust nella riunione del 28 settembre, dovra’ concludersi entro il 10 novembre 2006.

Audipress e Ads replicano: per statuto non possiamo certificare giornali che non vanno in edicola.

Koeb (Metro), è dal 2001 che chiediamo ad Audipress lo stesso trattamento

‘’E’ dal 2001 che chiediamo ad Audipress di avere lo stesso trattamento degli altri quotidiani – aveva spiegato In un’ intervista a Lsdi pubblicata fra i materiali di un nostro Dossier sulla stampa gratuita (vedi qui ) Alexander Koeb, general manager di Edizioni Metro Italia-. L’ ultima richiesta ufficiale risale all’ anno scorso e siamo ancora in attesa che questa anomalia venga sanata”.

Antitrust, ristretta la concorrenza

Alla base del provvedimento (qui il testo del comunicato del 6 ottobre) le decisioni di ADS e Audipress, segnalate da Edizioni Metro, di rifiutare la partecipazione della stampa gratuita ai sistemi di certificazione della diffusione e di rilevazione degli indici di lettura.

Per l’Autorità si tratta di scelte che potrebbero costituire intese finalizzate ad impedire o restringere l’accesso ai servizi di rilevazione da parte delle società editrici di quotidiani gratuiti, causando un’ingiustificata discriminazione della free press a favore delle società editrici di giornali quotidiani a pagamento.

Verrebbe, inoltre, ristretta la concorrenza nel mercato della raccolta pubblicitaria su mezzo stampa, impedendo alla free press di valorizzare i propri spazi pubblicitari attraverso il rating derivante dalla certificazione della tiratura ADS e dalle successive indagini campionarie Audipress, a vantaggio degli editori dei giornali a pagamento, i quali sono peraltro membri delle due associazioni.

Per l’Autorità la condotta di Ads e Audipress sembrerebbe determinare un danno immediato a Metro, società segnalante, non permettendole di concorrere su un piano di parità con gli altri editori nella vendita di spazi pubblicitari: la mancanza di rilevazioni ufficiali da parte di ADS e Audipress incide, infatti, negativamente sulla sua unica fonte di ricavo, la vendita di spazi pubblicitari.

Si determinerebbe inoltre uno svantaggio anche ai consumatori finali del prodotto editoriale gratuito, ossia i lettori, poiché la stampa quotidiana gratuita, finanziandosi con i maggiori introiti pubblicitari, potrebbe offrire maggiori contenuti informativi.

L’Autorità sottolinea che i servizi in questione sono, di norma, effettuati dagli organismi di misurazione della readership della maggior parte degli altri paesi europei (tra cui, inter alia, Finlandia, Svezia, Danimarca, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Olanda, Grecia, Spagna, Regno Unito e Francia) ed extra-europei (Stati Uniti e Canada), tanto a favore dei quotidiani a pagamento, quanto a favore dei quotidiani gratuiti.

Il testo completo del provvedimento è scaricabile dal sito dell’ Autorità – qui -.

Bichisao (Audipress)e Sallvetti (Ads), per statuto non possiamo certificare testate non in vendita in edicola.

Dino Bichisao, direttore generale di Audipress, sentito da Pubblicità Italia ( qui ), replica: “La mancata rilevazione del lettorato dei gratuiti è motivata dal nostro statuto, che impedisce di rilevare testate le cui diffusioni non siano già certificate da Ads”.

E Renato Salvetti, consigliere Fieg (l’associazione degli editori di giornali che insieme a Fcp rappresenta il 50% di Ads) aggiunge: “Ads, per statuto, non può certificare testate che non siano vendute in edicola, per cui è impossibile accettare la free press”.

Il dossier ‘quotidiani gratuiti’ – commenta Pubblicità Italia – piomba così già il quarto giorno sulla scrivania di Fabrizio Carotti, che proveniente dalla direzione strategica di Confindustria, si è insediato lo scorso 3 ottobre sulla poltrona di direttore generale di Fieg, in sostituzione di Sebastiano Sortino.

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Un’ altra anomalia italiana
l’ esclusione dei quotidiani gratuiti
da Audipress e Ads.
Intervista ad Alexander Koeb (dal Dossier di Lsdi)

In tutti gli altri paesi europei – tranne che in Italia – la diffusione dei quotidiani gratuiti viene considerata nelle ricerche ufficiali sulla diffusione compiute dai vari organismi di settore alla pari di quelli a pagamento. L’ ultimo paese a ‘sdoganare’ la free press e’ stata la Francia, dove la Europqn– l’ Audipress d’ Oltralpe -, dopo un ricorso all’ Autorità per la concorrenza da parte di Metro, 20 Minutes e Ville plus, ha accettato di inglobare i quotidiani gratuiti nelle proprie indagini ufficiali.

“E’ dal 2001 che chiediamo all’ Audipress di avere lo stesso trattamento degli altri quotidiani – spiega Alexander Koeb, general manager di Edizioni Metro Italia, la società a cui fa capo l’ edizione italiana del quotidiano Metro -. L’ ultima richiesta ufficiale risale all’ anno scorso e siamo ancora in attesa che questa anomalia venga sanata”.

D – Ma non potete rivolgervi ad altre istanze?

R – La decisione spetta a loro, sono i soci dell’ Audipress che possono decidere su quali soggetti fare le proprie ricerche di mercato.

D – Insomma vi sentite discriminati…

R – Noi viviamo di pubblicità ed è evidente che su questo piano la mancanza di rilevazioni ufficiali ci penalizza. Cerchiamo naturalmente di difenderci ed abbiamo fiducia che anche i clienti inserzionisti sollecitino Audipress e Ads a considerarci come tutti gli altri quotidiani.

D –Gli altri due quotidiani gratuiti nazionali diffusi in Italia fanno capo a gruppi editoriali che pubblicano anche giornali a pagamento: City alla Rcs e Leggo al Gruppo Caltagirone. Non ci pare che abbiano sollevato la questione Audipress…

R – In Italia l’ Audipress è stata costituita ed è tenuta in piedi dagli editori. Che così, paradossalmente, si autocertificano la diffusione. Ecco, un po’ di protezionismo c’ è.

D -Ma non si tratta di prodotti molto diversi fra loro?

R – Noi non siamo un fenomeno, ma un quotidiano come tutti gli altri. Abbiamo giornalisti regolarmente contrattualizzati, come gli altri quotidiani, che eleggono il loro Cdr. Il contratto che seguiamo è lo stesso. Quanto all’ impostazione la differenza è solo una questione di scala: le scelte che i nostri vertici fanno sono scelte in tutto e per tutto giornalistiche. E poi a volte è più difficile scrivere notizie brevi.
Comunque – aggiunge Koeb – in Italia c’ è anche un quarto settore della free-press (oltre a Metro, City e Leggo, ndr): se facciamo i conti con tutte le copie omaggio che i quotidiani a pagamento distribuiscono in giro arriviamo alla stessa tiratura di un giornale gratuito.

D – Ritiene che in Italia la free press sia ormai accettata? O viene ritenuta ancora editoria di serie B?

R – Guardi, noi facciamo business certo, ma il nostro lavoro ha anche un aspetto culturale. La free press sta creando dei nuovi lettori di giornali. Il 70% dei nostri lettori non leggono altri quotidiani: non sono lettori che noi sottraiamo ai quotidiani a pagamento. Ecco, senza di noi sarebbero lettori perduti.Io li chiamo così. E questo lo ritengo un aspetto molto importante.

D – Il futuro?
R – Viviamo di pubblicità e la concorrenza della Tv sul mercato pubblicitario ha un peso assolutamente anomalo. Ci dobbiamo battere per rafforzare la pubblicità sulla carta stampata e far sentire la nostra presenza. Sa com’ è? Se in una strada aprono due, tre, quattro barbieri, prima o poi tutti quelli che vogliono andare dal barbiere andranno in quella strada. Ecco, anche noi siamo aperti.

D – E per farsi la barba continueranno a venire anche da voi?

R – Guardi che fra tante lettere via e-mail che ci arrivano ce ne sono anche parecchie di lettori che scrivono: “ci piacete, saremmo disposti anche a comprarvi”.

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Sull’ argomento free press vedi anche il saggio di Gemma Galfano, Piccoli formati, grandi risultati, pubblicata qui accanto.

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