CUBA: SI’, NO, PERO’

| 25 giugno 2005 |

Quella di Cuba è una delle poche questioni che continuano ad infiammare veramente – e a dividere – gli italiani (e non solo). Lo testimoniano gli interventi che abbiamo ricevuto in seguito al ‘post’ sulla vicenda Battistini/Paya’ e che qui pubblichiamo. Incoraggiando anche altri interventi.


Cuba/1

Con franchezza: il fatto di scrivere un’intervista e poi accettare serenamente il fatto che l’interlocutore smentisca tutto mi sembra un’idiozia. O ci fa una cattiva figura il giornalista che ha scritto l’articolo o l’intervistato che “si rimangia” le sue affermazioni.
Detto tra noi anche quest’esaltazione del visto turistico spacciato come medaglia da inviato di guerra mi sembra un po’ ridicolo. Nei democratici Usa se un giornalista straniero si presenta con un visto turistico e viene “beccato” mentre lavora per un giornale viene rispedito al suo paese con metodi più spicci di
queli usati dalle autorità cubane. Mi sembra che alla fine della storia (ad anche della “fiera delle vanità” che si accompagna a queste vicende) la nostra conoscenza su Cuba non è aumentata.

Altra cosa, per esempio, è stato documentare i processi dello scorso anno ai dissidenti cubani con un dossier (molto bello)…

riccardo sabbatini

Il dossier di Isf ”Cuba, prigionieri della parola”, a cura di Pino Rea, è consultabile qui

– – – – –

Cuba/2

Battistini non ha chiesto il visto. L’unico che ha chiesto il

visto è stato Andrea Nicastro, ma solo pochi giorni prima della

manifestazione e, siccome per ottenere il visto i tempi tecnici sono di circa

20 giorni, non l’ha avuto in tempo. Già da gennaio si sapeva del

convegno e pertanto chi lo ha chiesto per tempo (come i colleghi de La

7) lo ha ottenuto. Io stessa, quando vado a Cuba come giornalista,

anche se scrivo di turismo, lo chiedo almeno un paio di mesi prima. Le

leggi sono le leggi, non possiamo usarle a nostro piacimento.
Esiste comunque un’altra possibilità: all’ Avana c’è il Centro

de Prensa Internacional, dove si può cambiare il tipo di visto.
Battistini non lo ha fatto e dunque mente.
Le cose che dice su Paya sono illazioni: la sua parola e il

suo pensiero contro quelli di un altro. E’ ovvio che Battistini si

difenda,
ma non è altrettanto ovvio credergli, dal momento che già ha

raccontato
una bugia sul visto.

Paragonare Cuba ad Abu Graib o a Guantanamo mi sembra davvero
eccessivo: paya era a casa, ha un sito Internet, è conosciuto

nelquartiere e non muore di fame, nè di torture. Lo stesso vale

per i cosiddetti ‘dissidenti’ che per il convegno avevano ricevuto

130 mila dollari Usa, da parte di James Cason (il capo della Sina,

l’ufficio di interessi Usa a Cuba e personaggio legato ad operazioni

sporche della
Cia in America latina): hanno ineggiato a Bush, hanno

rappresentato
solo se stessi e nessuno li ha toccati. I ‘dissidenti, tra

l’altro,
sono stati appoggiati e finanziati dai gruppi violenti e

paramilitari
di Miami: i gruppi Alpha 66 e i Commandos F-4, responsabili

di diversi
attentati contro obiettivi civili cubani che hanno provocato

la morte
di centinaia di innocenti.

Tra parentesi vorrei ricordare che che Il Governo degli Stati

uniti
consegnerà sei milioni di dollari per fomentare l’opposizione

interna a
Cuba, una misura diretta a sovvertire l’ordine politico

nell’isola,
come ha dichiarato Adolfo Franco, vice amministratore

dell’Agenzia per
lo Sviluppo Internazionale (Usaid) per America Latina e

Caraibi. Il
finanziamento è più ampio: i fondi attuali dell’Usaid per

attività
contro Cuba ammontano a 15 milioni di dollari e, comunque, nei

due
periodi dell’amministrazione di Ronald Reagan, quando è stata

creata la
Fnca (l’organizzazione di Miami legata alla mafia cubano

americana e al
terrorismo di Bosch e Posada Carriles, come dimostrano i

documenti
della Cia , oggi resi pubblici: se serve il sito in cui

trovarli lo
posso mandare) e poi nel mandato di George Bush, Washington ha

fornito
200 milioni di dollari che “sono serviti per finanziare il

terrorismo
contro Cuba”.

Proviamo a pensare come si comporterebbero il governo italiano

se una
grandissima potenza straniera avesse finanziato sfacciatamente

le Br o
altri gruppi simili, e come si comporterebbero ora gli Usa di

fronte a
un finanziamento a opposizioni interne o a gruppi legati ad Al

Queda
(visto come sono stati liquidati Malcom X e Martin Luther

King, per
situazioni ben diverse e ben lontane da quello che vogliono

Bush,
Posada Carriles e altri signori di Miami, non è difficile

immaginarlo).

Per quanto riguarda gli ingressi con visto, credo che ogni

paese sia
sovrano e se la legge prevede i visti, ci vogliono i visti.
Pascual Serrano, fondatore di Rebelion (www.rebelion.org) ha

così
scritto: “….Per caso possono entrare in Spagna gli africani

e i
latinoamericani che lo desiderino, siano giornalisti,

idraulici o
elettricisti? Sono obbligate la Spagna o gli Stati uniti ad

accettare i
rappresentanti o i professionisti di qualunque paese? Tutti i

giorni si
sta negando l’entrata in Europa e negli Stati uniti a

cittadini di
paesi del Terzo Mondo. I musicisti cubani non possono entrare

negli
Stati uniti, i rappresentanti governativi dell’Isola entrano

solo in
determinate condizioni, hanno perfino l’accesso limitato alla

sede
delle Nazioni Unite a New York.. Nelle diverse manifestazioni
antiglobalizzazione, i paesi ricchi vietano l’accesso a decine

di
attivisti e interi autobus vengono bloccati. Nel marzo del

2002,
durante la mobilitazione dei no global a Barcellona, in

occasione
dell’incontro dei Capi di Stato dell’Unione Europea, otto

autobus
furono bloccati alla frontiera con la Francia e ad almeno

ottomila
persone fu impedito di poter entrare in Spagna, come denunciò
l’organizzazione Attac. Negli anni successivi, a Salonicco,

durante
altre mobilitazioni antiglobalizzazione, il governo greco

espulse molti
manifestanti, compresi spagnoli, e alcuni di loro furono

imprigionati
per mesi, senza giudizio e con la minaccia di venticinque anni

di
prigione.(….) Anche negli ultimi anni vari funzionari cubani

non
hanno potuto entrare in Spagna a causa degli ostacoli posti

dal governo
spagnolo nella concessione del visto. Per esempio, nel

novembre 2003,
il governo di Aznar ostacolò la visita a Madrid del

viceministro cubano
dell’Educazione, Rodolfo Alarcón, invitato per la Conferenza

dei
Rettori delle Università Spagnole (Crue). L’obiettivo del

viaggio era
un incontro accademico per promuovere e scambiare criteri
sull’evento”Università 2004” da celebrare a La Habana. Allora,

il
vicerettore dell’Università Carlos III di Madrid, e segretario

alle
Relazioni Internazionali della Crue, Angel Llamas, confermò

l’invito
fatto ad Alarcón e la risposta negativa delle autorità

spagnole a
concedergli il visto come richiesto per i cittadini cubani per

entrare
in Spagna (….) La realtà cubana è costantemente manipolata

dai mezzi
di comunicazione dei nostri paesi, le manifestazioni delle

donne
chiamate “dame in bianco”, una trentina di donne che sfilano

sulla
Quinta Avenida per protestare contro il governo cubano sono
accompagnate da telecamere e giornalisti in una percentuale di

tre per
ogni donna che manifesta, e le loro dichiarazioni e foto sono

ripetute
fino alla nausea in tutti i media. Invece le foto degli oltre

un
milione di cubani che appoggiano il loro governo raramente

escono sui
media.

La presenza negli Stati uniti del terrorista

anticastrista che
abbatté con una bomba un aeroplano civile e provocò la morte

di tutti i
passeggeri è stata taciuta dalla stampa per due mesi. e le

denunce del
presidente e del paese cubano ignorate (…)”.

Da ultimo mi chiedo cosa è la notizia e a chi serve: i

‘dissidenti’
erano un centinaio e giuravano di rappresentare oltre 350

associazioni.
Questa notizia di potenza mondiale, con le folle strabordanti,

è stata
sparata in prima pagina. Ciò che vuole la maggioranza del

popolo cubano
è ignorato. Il congresso contro il terrorismo che si è tenuto

a Cuba, a
cui hanno partecipato circa 700 persone da oltre 60 paesi, con
documenti, video e altra documentazione tangibile (non le

parole di
Battistini) e che prevede un tribunale permanente sul

terrorismo non è
comparso sui media italiani. Per caso non importa?
Esiste un terrorismo di serie A e di serie B? E come mai la

‘stampa
libera’ italiana si allinea sulle informazioni che provengono

dagli
Usa?
Consiglio ai colleghi di leggere il libro ‘Vendere la guerra’,

di
Sheldon Rampton e John Stauben (Nuovi Mondi Media, ed.) a

proposito di
informazione, ruolo dei media e pierre nella guerra in Medio

Oriente.

Grazie a Lsdi per la precisazione e mi auguro venga pubblicata

anche la
mia risposta

Marilisa Verti

– – – – – –

Cuba/3

Avevo saputo già da alcuni amici di Cuba che Battistini aveva esagerato ….
Grazie per la diffusione della notizia.
Al di là del come uno la pensa su Cuba aiuta a fare una riflessione sulla professione giornalistica.

Paolo Cassola

I commenti sono chiusi.