COME USARE IN MODO INTELLIGENTE IL CONTRIBUTO PUBBLICO AI GIORNALI

| 6 luglio 2005 |


Un intervento su ‘’la voce’’ di Francesco Giavazzi

Come usare in modo intelligente il contributo pubblico ai giornali? ” Per tutelare l’indipendenza dei giornali – scrive in un intervento pubblicato su ‘’la voce’’*** Francesco Giavazzi -, bisognerebbe introdurre regole come quelle a suo tempo suggerite da Luigi Einaudi. Magari condizionando al loro rispetto la concessione dei contributi statali per l’acquisto della carta”.

In un articolo pubblicato su Foreign Affaire nell’aprile del 1945, ricorda Giavazzi, Luigi Einaudi scriveva: “Il Direttore dovrebbe essere l’unico responsabile dell’indirizzo politico, economico, finanziario e generale del giornale. Una volta nominato non dovrebbe essere licenziato, né dovrebbe subire limitazioni senza il consenso di un comitato di fiduciari (Board of Trustees) composto da uomini di sicura stima”.

Il contributo pubblico ai giornali (legge 416 e poi 62 del 2001) – agevolazioni fiscali e contributi per l’acquisto della carta -, è ‘’difficile da giustificare e sarebbe meglio cancellarlo’’, secondo Giavazzi: ‘’se infatti si accettasse il principio che le aziende che producono beni definibili “pubblici” meritano un sussidio dello Stato, si formerebbe subito una lunga coda davanti alle porte del Parlamento. Ma fintanto che il contributo esiste – osserva – almeno potrebbe essere usato con intelligenza, riservandolo a quei quotidiani che introducano negli statuti delle società che li possiedono, regole simili a quelle suggerite da Einaudi.
E’ evidente che queste regole potrebbero essere facilmente cancellate da un nuovo proprietario. Egli perderebbe il contributo pubblico, ma questo potrebbe valere meno della possibilità di nominare un direttore “amico”.
E tuttavia in questo modo si introdurrebbe un po’ di sabbia nel meccanismo rendendo almeno più trasparenti i motivi che inducono un proprietario a sostituire il direttore’’.

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L’ articolo integrale di Giavazzi qui .

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