Monthly Archives: dicembre 2005

LA GUERRA AD AL JAZEERA

19 dicembre 2005


Un articolo di Jeremy Scahill su Zmag Italia - La vera trasgressione di Al Jazeera nella "guerra al terrore" è molto semplice: "stare sul posto". Benché sia critica contro l'amministrazione Bush, essa non è anti-americana - è indipendente.
‘’Nulla rivela il carattere menzognero dell'affermazione di Bush che l'invasione dell' Iraq serviva a diffondere la democrazia nel Medio Oriente più che i suoi incessanti attacchi ad Al Jazeera, l' istituzione che ha fatto più di ogni altro per rompere la presa soffocante sull' informazione precedentemente esercitata da forze autoritarie, come monarchi, alte sfere dell' esercito, occupanti e ayatollah’’.

E’ così che Jeremy Scahill, giornalista inglese corrispondente per la radio nazionale e il programma TV Democracy Now!, denuncia in un articolo su The Nation di cui Zmag-Italia ha pubblicato la traduzione (qui), l’ accanimento con cui l’ amministrazione Usa ha ripetutamente attaccato l’ emitente qatariota.

‘’Gli Stati Uniti- spiega fra l’ altro Scahill - bombardarono i suoi uffici in Afghanistan nel 2001, presero a cannonate l'hotel Basra dove i giornalisti di Al Jazeera erano i soli ospiti nell'aprile 2003, uccisero il corrispondente dall'Iraq Tareq Ayoub pochi giorni dopo a Bagdad ed imprigionarono diversi giornalisti

GB: IL MAXINCENDIO DI BUNCEFIELD SCATENA I CITTADINI-CRONISTI

18 dicembre 2005


In pochi giorni sono arrivate alla Bbc 6.500 email con foto o video dell’ incendio di Buncefield, 5.500 in più di quelle arrivate dopo l’ attacco terroristitico di Londra del 7 luglio – I freelance, preoccupati, si interrogano sul citizen journalism
di Jemima Kiss ( journalism.co.uk ).

Londra - La reazione al megaincendio al deposito petrolifero di Buncefield ha mostrato quanto il cosiddetto ‘’citizen journalism’’ stia diventando una risposta istintiva dei cittadini di fronte ad eventi così gravi.
La Bbc ha ricevuto in questi giorni 6.500 email contenenti foto e video clips realizzati con telefoni cellulari: 5.500 di più rispetto a quelle ricevute dopo l' attacco terroristico a Londra del 7 luglio scorso.
Due dilettanti hanno fatto un servizio fotografico riprendendo fiamme alte 200 piedi da un campo vicino e si sono allontanati solo quando hanno saputo che erano vicini a un serbatotio ancora pieno.
Quando un giornalista ha chiesto loro perché avevano rischiato tanto per fare quelle foto, loro hanno risposto che erano ben consapevoli del pericolo ma che il loro istinto fotografico aveva prevalso.

Incentivare pagando?

La comunità dei freelance, in particolare i fotografi, sono sempre più preoccupati per la possibilità che le strutture editoriali possano sfruttare la disponibilità

GIORNALISTI IN CARCERE: CINA E CUBA GUIDANO LA CLASSIFICA, USA AL SESTO POSTO

17 dicembre 2005


Cinque i giornalisti rinchiusi nelle basi americane in Iraq e a Guantanamo, secondo una indagine del Cpj
New York - Cina, Cuba, Eritrea ed Etiopia guidano la classifica dei paesi con il maggior numero di giornalisti in prigione. E gli Stati Uniti, che vengono dopo l’ Uzbekistan, si piazzano al sesto posto della classifica 2005 con 5 giornalisti in carcere su un totale di 125 detenuti. La classifica è del Committee to protect journalists (Cpj), che ha sede a New York.

La classifica e i relativi dati sono consultabili (qui) .

In Cina i giornalisti imprigionati sono 32, 24 a Cuba, 15 e 13 rispettivamente in Eritrea ed Etiopia e 6 in Uzbekistan.

Per gli Stati Uniti i cinque giornalisti sono detenuti in basi Usa in Iraq (4) e a Guantanamo (1).

Attività ‘’antistatali’’, fra cui sovversione, divulgazione di segreti di stato e atti contrari agli interessi del paese sono le accuse principali usate per imprigionare i giornalisti nei vari paesi del mondo.

‘’Siamo profondamente turbati nel vedere che il numero dei giornalisti detenuti cresce e particolarmente allarmati per il fatto che la lista dei paesi peggiori include ora

LA BBC? HA SEMPRE PROTETTO L’ ESTABLISHMENT

12 dicembre 2005

John Pilger richiama una ricerca della Scuola di giornalismo di Cardiff, secondo cui il 90% delle notizie diffuse dall’ emittente britannica sul tema delle armi di distruzione di massa irachene suggerivano che Saddam le detenesse realmente.
Negli Usa lo scandalo dell’ Iraq ha catalizzato il processo di ”insurrezione della conoscenza soggiogata” invocato dalla scrittrice indiana Vandana Shiva, tanto che ‘’diversi operatori del settore dei media hanno confessato che probabilmente, se essi avessero fin da subito contestato le celebri menzogne sulle armi di distruzione di massa, invece di amplificarle e giustificarle, il dramma iracheno non si sarebbe consumato’’.

Tutto ciò invece ‘’deve ancora attraversare l’Atlantico. Sin da quando nel 1922 venne fondata, la BBC in Gran Bretagna ha sempre protetto ogni establishment durante i periodi di guerra e di agitazione sociale. “Noi” non abbiamo mai commesso grandi crimini. Quindi l’omissione della copertura degli eventi scioccanti – la distruzione delle città, il massacro di persone innocenti e la farsa di un governo marionetta – viene sistematicamente applicata’’.

E’ la dura accusa che il giornalista britannico John Pilger lancia contro la Bbc in un articolo pubblicato da Nuovimondimedia ( qui ) col titolo ‘’L'insurrezione

CROAZIA: LIBERTA’ DI STAMPA MA ATTENZIONE A PARLARE DEI CRIMINI DI CASA PROPRIA

11 dicembre 2005


Pesanti minacce di morte a Drago Hedl, considerato uno dei migliori giornalisti investigativi della Croazia, dopo l’ arresto in Spagna del generale latitante Ante Gotovina. Una intervista a Osservatorio sui Balcani.
Il problema oggi nei Balcani non è parlare dei crimini degli ‘altri’, ma di quelli compiuti in casa propria. E’ cosi’ che Drago Hedl, uno dei maggiori giornalisti croati, spiega le pesanti minacce di morte ricevute all’ indomani dell’arresto di Ante Gotovina, il generale latitante croato ricercato per il ruolo svolto nelle guerre degli anni '90 e in particolare nell'operazione "Tempesta" contro la popolazione serba delle Krajne, e arrestato qualche giorno fa in Spagna.

Hedl, editorialista di Feral Tribune, parla – in una intervista a Osservatorio sui Balcani, di cui è corrispondente dalla Croazia – delle pesanti minacce di morte che gli sono state fatte.

’’Oggi in Croazia c’è la libertà di stampa, non ci sono cose di cui noi giornalisti non possiamo parlare, come ad esempio avveniva 10 anni fa. Tuttavia, oggi dobbiamo affrontare le conseguenze del nostro lavoro, che possono essere molto spiacevoli come nel mio caso’’, aggiunge Hedl , che ha raccontato fra l’ altro i crimini commessi

LIBERTÀ DI STAMPA IN UN CONFLITTO ARMATO: IL CASO COLOMBIA
Un articolo di Camillo Andrés Tamayo

9 dicembre 2005

Nella foto: la senatrice Ingrid Betancourt, prigioniera da tre anni delle Farc

Se la ricostruzione della memoria è una delle condizioni per uscire dalla violenza, questa ricostruzione non sarà completa se non quando i racconti costruiti dalla stampa nazionale si intrecceranno con quelli dei giornali regionali: da qui l’importanza di questi ultimi e la gravità del fatto che le violazioni della libertà di stampa si focalizzino soprattutto sui giornalisti locali
Se i media privilegiano l’informazione ufficiale, possiamo dedurre che non abbiamo accesso ai numerosi punti di vista che si possono avere sugli avvenimenti. Questo è molto grave, e contribuisce a sviluppare ancora di più una visione parziale della realtà e ad alimentare questa «schizofrenia collettiva» che si ripercuote direttamente sulla creazione dell’immaginario a proposito del conflitto da parte della popolazione colombiana.

Lasciare solo ad alcuni mezzi la responsabilità di raccontare i fatti mette in pericolo le dinamiche democratiche dei paesi perché la costruzione delle percezioni, dell’immaginario e della mentalità dipende in gran parte dalle configurazioni di senso che essi costruiscono.


di Camillo Andrés Tamayo
(da Risal, Réseau d’ information et de solidarité avec l’ Amérique Latine)


«L’attività dei giornalisti godrà di protezione che garantirà

IL CANONE E’ IN CRISI E CRESCE POCO

8 dicembre 2005

Un’ analisi di e-media institute
Fra il 2000 e il 2005 il canone di abbonamento al servizio pubblico radiotelevisivo in Italia è aumentato del 9,7%. Il dato è riportato in una tabella relativa agli aumenti - nel quinquennio – dei canoni nei principali paesi europei pubblicata da e-media institute (qui).
Un incremento analogo è stato registrato in Svezia, mentre aumenti minori si sono registrati in Danimarca (8,1%), Austria e Gran Bretagna (7,7%). L’ aumento piu’ consistente è avvenuto in Irlanda (74,5%).

Secondo l’ e-media institute, ‘’fra le 3 principali risorse che alimentano il mercato televisivo (canone, pubblicità, pagamento diretto), il canone è quella più esposta a una crisi concettuale derivante dall’evoluzione stessa del sistema. Originato in un contesto di monopolio, il canone è sopravvissuto, tutto sommato senza fatica, agli assetti oligopolistici misti che hanno caratterizzato i mercati televisivi degli ultimi 30 anni’’.
‘’Oggi – continua l’ e-media institute, a causa della evoluzione stessa dell' offerta e del consumo di televisione e a causa dello sviluppo di un ambiente televisivo multicanale e multifunzionale sempre più aperto, il canone, unica risorsa non contendibile dell'intero sistema dei media, è esposto ad

DIGITALE TERRESTRE: 220 MILIONI DI EURO GETTATI AL VENTO

6 dicembre 2005

Vita (ds): un altro fallimento della Legge Gasparri
Duecentoventi milioni di euro gettati - più o meno - al vento. E’ la cifra spesa in questi anni per finanziare l’ acquisto dei decoder della Tv digitale terrestre, secondo ‘Punto informatico’ (qui), in vista di uno switch-off che doveva scattare nel 2006 ma che il governo – stravolgendo radicalmente la propria strategia nel settore - ha già rinviato al 2008.

Si tratta di risorse che, sempre secondo ‘PI’, sarebbero state sottratte all’ allargamento della copertura della broadband (la banda larga) per essere impiegate in un progetto dalle prospettive molto incerte.

E di ‘’fallimento delle politiche centrate sulla Legge Gasparri’’ parla l’ ex sottosegretario ds alle comunicazioni Vincenzo Vita.
''Il mero rinvio dal 2006 al 2008 della definitiva conversione delle trasmissioni televisive alla tecnologia digitale e' un'assurdita' e mette in luce il fallimento delle politiche sulla comunicazione centrate sulla legge Gasparri. Non rappresenta certo una soluzione ad un problema che, ovviamente, si può porre, ma in ben altri modi''. E' l'opinione di Vincenzo Vita (Ds).

PUBBLICITA’: 406 MILIARDI DI DOLLARI LA SPESA MONDIALE NEL 2005

5 dicembre 2005

Secondo un'indagine dell' agenzia londinese Zenith Optimedia (qui) , quest'anno la spesa pubblicitaria globale su tutti i media supererà quota 406 miliardi di dollari, con il Nord America sempre in prima posizione (174 mld), seguito dall'Europa (107,5 mld) e dall'area Pacifico-asiatica (84,5 mld). Il tasso di crescita previsto, rispetto allo scorso anno, si attesterà su un + 5,2% a livello mondiale, trainato soprattutto dall'America Latina (+ 19,3%) e dall'area Africa-Medio Oriente (+ 17,1%). L'Europa ha il tasso di crescita più ridotto (+ 3,1%).
La Tv raccoglierà globalmente il 37,1% della pubblicità (in leggero calo sul 2004), seguita da quotidiani (30,3%) e periodici (13,4%), La radio si attesterà sull'8,5% del totale mondiale. (da Millecanali).

TURCHIA: CRESCONO I PROCESSI CONTRO GIORNALISTI E SCRITTORI

4 dicembre 2005

Nuove polemiche sulla questione dell’ingresso della Turchia nell’Unione europea: al centro del dibattito ancora una volta il delicato tema dei diritti umani - Cinque giornalisti incriminati per i loro commenti sul massacro degli armeni.
ANKARA - Cinque giornalisti turchi sono stati incriminati per commenti da loro fatti a proposito di una conferenza sui massacri di armeni durante la prima guerra mondiale.
I cinque noti editorialisti rischiano condanne tra i sei mesi e i 12 anni se saranno riconosciuti colpevoli di ''cercare di influenzare il processo giudiziario'' e ''insultare organi giudiziari dello Stato'', hanno riferito oggi i media turchi.
Quattro dei cinque giornalisti sono stati incriminati in base all'articolo 301 del codice penale, lo stesso per cui viene perseguito il famoso scrittore Orhan Pamuk, e che stabilisce che e' reato insultare istituzioni dello stato o la ''turchita' ''.
L'inizio del processo dei giornalisti e' stato fissato per il 7 febbraio prossimo. Quattro di loro lavorano per il giornale liberale Radikal e il quinto per il centrista Milliyet. Tutti e cinque avevano criticato i tentativi di magistrati e avvocati nazionalisti di far proibire a settembre una conferenza in due universita' di