Art 21 ha messo le antenne: un video di Daniela Binello
La stampa sarebbe in grado, oggi, di far dimettere un presidente? La domanda, volutamente provocatoria, strizza l\'occhio al famoso case history americano del Watergate. Rispondono fra gli altri - e più in generale sul problema del pluralismo e della libertà d\'informazione nel sistema radiotelevisivo pubblico - Sergio Zavoli, Sandro Curzi, Nino Rizzo Nervo, Paolo Serventi Loinghi, Vittorio Emiliani, Antonio Di Bella; Loris Mazzetti, Federico Orlando, Giuseppe Giulietti, Domenico D\'Amati, Giuliano Montaldo, Barbara Scaramucci, Piero Badaloni, Paolo Di Mizio, Roberto Zaccaria e Roberto Natale.
Autore e regista del video è Daniela Binello ed è stato prodotto dalla Digicast per Planet Tv.
E\' disponibile su http://www.articolo21.info/video/antenne.wmv
WAN: il 2005 anno nero per la libertà di stampa
Akbar Ganji
Cinquantuno giornalisti uccisi da gennaio - A Ganji il Premio Penna d' oro 2006
Il triste primato di campo di morte resta allIraq, dove da gennaio in diciannove hanno perso la vita. Ma sono molti i Paesi dove la libertà di stampa è gravemente compromessa: tra i casi più eclatanti la Cina, Cuba, il Nepal. LAsia, secondo Wan, resta la regione dove è più difficile la pratica giornalistica «a causa del numero di giornalisti perseguitati, lassenza di media indipendenti e la repressione dei governi».
I giornalisti, secondo quanto emerge dal rapporto, oggi nel mondo muoiono perché qualcuno non apprezza quello che scrivono o dicono, o perché cè chi semplicemente non gradisce la categoria o ancora perché si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Non
WSIS: LA MONTAGNA HA PARTORITO UN TOPOLINO
Un generico impegno,ma nessuno stanziamento concreto per colmare il gap digitale tra Nord e Sud del mondo. Mentre nessun passo avanti è stato fatto sul fronte di chi gestirà il futuro di Internet. Questo l'esito del summit sulla "Società dell'informazione", che per 3 giorni ha visto a Tunisi delegati di 176 Paesi. Il vertice riafferma la validità dei punti delineati a Ginevra due anni fa, ma non mette in campo gli strumenti per ottenere i risultati auspicati.
Il Fondo di solidarietà volontario, destinato a finanziare progetti in Paesi emergenti, ha raccolto ad esempio solo 8 milioni di dollari.
Sul controllo di Internet, poi, la montagna partorisce un topolino: l' ONU decide di non decidere e la gestione della rete rimane sostanzialmente nelle mani degli Usa. Lunico punto su cui si è trovato un accordo è listituzione dellInternet Governance Forum che l'anno prossimo, sotto l'egida dellONU, si riunirà per la prima volta. Si occuperà di tutti i fronti caldi delle nuove tecnologie: dal crimine informatico allo spam, dal digital divide alla sicurezza informatica. Sarà, però, un organismo internazionale a carattere consultivo, quindi privo di poteri decisionali.
È lamericana Icann la struttura unica che gestisce gli indirizzi e
Il mercato delle notizie e la perdita di lucidità
Verità e informazione, critica del giornalismo contemporaneo, un saggio di Marco Niro per le edizioni Dedalo in libreria dal 22 novembre
Non è sensato battersi per il buon giornalismo, per un giornalismo davvero autonomo, se non ci si batte, più in generale, per una società davvero autonoma in tutte le sue dimensioni. E la riflessione intorno a cui si muove Verità e informazione: critica del giornalismo contemporaneo, un saggio di Marco Niro*, pubblicato dalle edizioni Dedalo e in libreria dal 22 novembre.
La lettura dei giornali, che una volta era definita «la preghiera del laico», rischia di diventare linizio di un incubo quotidiano in cui è sempre più difficile incontrare la realtà . E il frutto del cosiddetto mercato delle notizie che osserva nella prefazione Piero Barcellona - pur non essendo sottoposto, come avviene nei sistemi totalitari e autocratici, a una censura esplicita o a un becero controllo politico, di fatto, è esposto a forti pressioni autolimitanti, fonti di forme assai gravi di distorsione rappresentazionale. Tale distorsione afferma ancora Barcellona - è definita dagli studiosi come «involontaria», proprio perché non è frutto di unesplicita volontà manipolativa di un unico Grande Fratello, ma autoindotta;
Col nanopublishing editori di se stessi?
Ehi! Negli USA Gawker Media paga 2000 dollari al mese i propri collaboratori! Allora significa che ci si può guadagnare, sui blog.
E così che qualche giorno fa su Macchianera , uno dei blog italiani più seguiti, Gianluca Neri ironizzava a proposto di tutto questo sparlottare sui blog di Nanopublishing.
Fra le tante scorciatoie alla complessità del mondo che la rete e le tecnologie che la sostengono hanno fatto balenare c è anche la possibilità di usare il web come piattaforma agile per fare gli editori di se stessi.
E il nanopublishing.
Se ne sta riparlando di nuovo in questi giorni giorni di congiuntura sempre più incerta anche sul fronte della professione giornalistica - su molti blog . Ci sono pareri discordanti come al solito, con gli ottimisti che guardano anche ad alcune esperienze Usa che sembrerebbero promettenti e i pessimisti che ricordano le varie illusioni - e le relative bolle che la rete ha registrato e macinato in questi anni.
Forse vale la pena darne conto. Spiegando meglio, intanto, che cos è il nanopublishing.
Sergio Maistrello (qui) ):
- Si sfrutta una piattaforma
Un reporter non embedded in Iraq
Intervista a Dahr Jamail
Dahr Jamail
Gli sforzi, giorno per giorno, per rimanere al sicuro mentre lavorava in Iraq, l\'opinione pubblica degli Iracheni sull\'occupazione, come gli Stati Uniti stiano istigando la guerra civile nel paese, e, infine, alcuni consigli ai giornalisti indipendenti ed agli attivisti contro la guerra.
Sono i temi al centro di una lunga intervista a Dahr Jamail raccolta da Benjamin Dangl e pubblicata qualche giorno fa da Znet.it.
Nel 2003, stanco dall\'inaccurata rappresentazione della realtà irachena offerta dai media Usa, il giornalista indipendente Dahr Jamail si è diretto di propria iniziativa verso il conflitto. Anziché seguire le orme degli embedded nei media mainstream, i "Giornalisti da Hotel", Jamail ha percorso le strade dell\'Iraq per scoprire le storie che la maggior parte dei reporter stava perdendo. Le sue innumerevoli interviste con cittadini iracheni e i reportage sul campo hanno offerto una prospettiva orribile sulle viscere dell\'occupazione Usa. Dal sanguinoso assedio di Fallujah alla storia sulla mancata ricostruzione degli impianti per il trattamento dell\'acqua da parte della Bechtel, i suoi scritti e le sue fotografie hanno dipinto un Iraq che è molto peggiore ora di quanto lo fosse prima dell\'invasione Usa. Come gli ha spiegato uno dei detenuti ad Abu
Periferie in fiamme/
Se i media ”stigmatizzano”
Acrimed ripropone le riflessioni del sociologo Patrick Champagne, allievo di Pierre Bordieu, sulla stigmatizzazione dei giovani beurs da parte degli organi di informazione e sulla violenza invisibile.
di Maria Itri
«Un po' bulleggiano, un po' fumano, un po' vendono. (...) È questa la banlieue padovana, la periferia più bollente del Veneto dove lunica pax è fondata sullo spaccio».
Inizia così una lunga inchiesta di un giornale locale sulle «periferie» del Veneto di qualche giorno fa. Parigi brucia, e anche i reporter di casa nostra, come i colleghi dOltralpe, si lanciano nei viaggi in questi territori di confine, riportandone colori e odori, unimmagine forte di quello che è fuori, visibile, che però non lascia spazio né voce al dentro. E torna allordine del giorno un interrogativo: come avvicinarsi a questi temi? E che influenza avrà la gestione dei media dellemergenza e del racconto di queste zone calde, in Francia come in Italia?
In questi giorni Acrimed (Action critique médias, un associazione francese di critica dei media ( qui ) in un articolo intitolato ''Stigmatizzare e dissimulare'' - ha riproposto due testi di Patrick Champagne, sociologo
Pedrag Matvejevic finirà in prigione?
Pedrag Matvejevic
Libertà despressione
negata
Il tribunale di Zagabria ha condannato, con la condizionale, il noto scrittore Predrag Matvejević a cinque mesi di reclusione per un testo pubblicato quattro anni fa a Zagabria e Trieste. Nel saggio intitolato I nostri talebani, Matvejević denunciava quegli intellettuali che, durante le guerre nell\'ex Jugoslavia, stavano dalla parte del crimine, incitavano a farlo, lo hanno nascosto, giustificato in vari modi e tuttora cercano di giustificarlo.
La sentenza del tribunale di Zagabria, emessa sulla base della denuncia di uno degli scrittori citati nel testo di Matvejevic, ha provocato stupore e indignazione da parte di scrittori, giornalisti e associazioni di tutto il mondo.
Su Osservatorio sui Balcani un articolo di Drago Hedl: Predrag Matvejević andrà in prigione?