Monthly Archives: luglio 2005

IL GIORNALISMO PROFESSIONALE DIVENTERA’ SOLO MATERIA PER GLI STORICI?

22 luglio 2005



E’ la domanda, apparentemente paradossale, che serpeggia nelle pagine de ‘’Il giornalismo americano’’, l’ ultimo libro che Fabrizio Tonello ha pubblicato con l’ editore Carocci.
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‘’La professionalizzazione del giornalismo, ovvero il tentativo di fare dell’ obbiettività lo strumento di una legittimazione ‘scientifica’ del lavoro di raccolta e diffusione di notizie, per ragioni strutturali legate all’ economia dei mass media, era destinato a fallire – osserva Tonello* -, anche se l’ obbiettività è stata, ed è, un importante mito professionale’’.


‘’Del resto la stessa categoria “giornalismo” non è più adeguata a descrivere la frammentazione dei formati e dei messaggi. La moltiplicazione di canali televisivi, la crescita di Internet, il successo della radio parlata, la proliferazione di prodotti paragiornalistici ci dovrebbero indurre a discutere di “vari giornalismi”, molti dei quali hanno una parentela assai vaga con quell’industria di raccolta organizzata delle notizie di interesse generale che eravamo abituati a conoscere’’.

Secondo Tonello, infatti, ‘’i recenti sviluppi dell’ economia della comunicazione (la nascita di Internet, le concentrazioni in grandi gruppi multimediali e la ricerca di profitti sempre più alti) vanno tutti non in direzione

LA TV COMMERCIALE RENDE PIU’ INFORMATI (ALMENO IN SVEZIA)

19 luglio 2005

Uno studio di due ricercatori del Centre for economic policy research


La televisione commerciale attrae i telespettatori meno informati e li rende più informati, diminuendo il grado di disuguaglianza informativo. Almeno questo è accaduto in Svezia.
E' la scoperta a cui ha portato una ricerca condotta per il Cepr (Centre for economic policy research) da Andrea Prat, ricercatore italiano della London school of economics, e David Stromberg, dell’ Università di Stoccolma, su un campione di elettori svedesi.

Nel saggio ‘’Commercial television and voter information’’, pubblicato dal Cepr e consultabile qui, Prat e Stromberg ammettono che ‘’non è chiaro quale meccanismo produca il fenomeno osservato’’.

‘’Un’ipotesi – aggiungono - è che lo stile e il contenuto dell’informazione pubblica non fossero di gradimento a un certo segmento della popolazione. TV4 (la tv commerciale svedese, ndr) avrebbe quindi individuato tale nicchia di pubblico e prodotto programmi di informazione più adatti ai suoi gusti, rendendoli dunque più informati e più interessati alla politica’’.

La ricerca ha scoperto anche che ‘’le preoccupazioni per un eventuale diminuzione del pluralismo informativo non sono fondate. I timori riguardavano soprattutto l’ipotesi che alcuni gruppi sociali potessero essere

LA REDAZIONE COME FABBRICA DI SOFFERENZA

18 luglio 2005

Un’ analisi del mobbing in redazione nel volume ’Il lavoro perverso’’, pubblicato dall’ Istituto italiano di studi filosofici
Capire, e spiegare, perché ‘’una redazione che produca inquinamento morale al suo interno non può diffondere una informazione di qualità al suo esterno’’. Questo l’ obbiettivo di un’ analisi sul mobbing in redazione condotta da tre giornaliste – Patrizia Capua, Carla Di Napoli e Angela Frenda – all’ interno del progetto collettivo sfociato nel volume ‘’Il lavoro perverso; il mobbing come paradigma di una psicopatologia del lavoro’’.

Il volume, curato da Francesco Blasi e Claudio Petrella, è frutto del lavoro di un gruppo di ricercatori - psichiatri, psicologi, giornalisti, medici del lavoro, giuristi che in questi anni hanno riflettuto sull’ intima relazione esistente tra la sofferenza mentale e la progressiva perversificazione del lavoro nel mondo industrializzato – accomunati dalla volontà di scavare in profondità, per andare oltre ‘’il chiacchiericcio pettegolo spesso associato al mobbing’’.

‘’Il lavoro perverso’’ è stato pubblicato dall’ Istituto italiano di Studi filosofici. Nella sua prefazione Gerardo Marotta, anima storica dell’ Istituto, delinea lo sfondo generale su cui si muove la riflessione dell’ opera, sottolineando come le persone tendano ‘’sempre

TV TAKE AWAY

17 luglio 2005


Il jukebox della Cbs, 24 ore su 24 di tv senza televisore
Si chiamerà ‘’jukebox’’ e lo lancerà la CBS News fra qualche giorno. E’ un servizio di televisione internet: 24 ore al giorno, sette giorni alla settimana ma soprattutto televisione personalizzata. Si tratta, spiega Vittorio Zambardino su repubblica.it di ‘’una televisione take away, dove conta ciò che mi piace, come spettatore, e non ciò che viene scritto nei programmi da qualche funzionario e che io spettatore sono obbligato a scegliere o lasciare’’.

’’E' una tv di contenuti da scaricare via "podcasting" sul mio dispositivo portatile – aggiunge Zambardino -, qualunque nome o marca abbia, ma piccolo abbastanza da stare nella mia mano mentre viaggio o lavoro. Una televisione che sta alla vecchia come l'hamburger sta al pranzo di famiglia. Una televisione non stop che nega il tempo e il luogo dove la televisione è stata tradizionalmente consumata, il divano di casa. Perché va sul computer, si vede al lavoro, in treno, a letto. Una televisione che non appartiene più al televisore, inteso come oggetto fisico’’.

Mario Tedeschini Lalli analizza alcune interessanti conseguenze dell’ iniziativa editoriale della ‘’corazzata’’ mediatica Usa.

LONDRA: BLOG ANCHE COME SPAZIO CATARTICO

11 luglio 2005

in Italia polemiche su isteria nel web - Repubblica ‘’batte’’ Bbc 49 a 4 - Mantellini: ‘’il citizen journalism foglia di fico per coprire gli errori’’
Understatement, si dice. O, come scrive Aldo Grasso sul Corriere del 9 luglio, vittoria dell’ Occidente che non ha dato la soddisfazione ai terroristi di vedere, appunto, il terrore causato. Resta il fatto che per molte ore, mentre la Bbc continuava a dare la notizia di soli due morti, su Technorati, il sito di «authority management», i post erano migliaia.

E se, sfogliando le fonti dei blog inglesi e internazionali, c’è un vincitore dell’ informazione, questo è certamente Wikipedia, l' enciclopedia libera che può essere scritta – o corretta - da ogni utente della rete, e che ha fornito in maniera chiara e dettagliata le notizie man mano che era possibile averne. Qui.

Se l’11 settembre l’attacco è stato prima di tutto televisivo, il 7 luglio a mancare è stata l’immagine.
Sui blog inglesi spazio soprattutto al dibattito, e la piazza di Internet si è trasformata in qualche caso in uno spazio catartico, come ad esempio nel blog metropolitano, e anche questo collettivo,

IL SEGRETO DELLA REPUBBLICA. LA VERITA’ POLITICA SULLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

10 luglio 2005

Torna in libreria il saggio di Fulvio e Gianfranco Bellini, a cura di Paolo Cucchiarelli.
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A due mesi dalla sentenza della Corte di Cassazione che ha definitivamente fatto calare il sipario sulla vicenda giudiziaria di piazza Fontana, ritorna in libreria una testimonianza di quegli anni tormentati per il Paese. «Il Segreto della Repubblica - La verità politica sulla strage di piazza Fontana» è apparso la prima volta nel 1978: troppo a ridosso del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro, e per questo motivo la casa editrice Feltrinelli, che in un primo momento aveva deciso di pubblicare il libro si era poi fatta da parte, e agli autori Fulvio e Gianfranco Bellini non era rimasto altro da fare che far uscire il testo con una piccola casa editrice, la Flan, con uno pseudonimo, mentre Feltrinelli ne assicurò comunque la distribuzione.
Il libro vendette cinquemila copie, ma non raggiunse la notorietà. Viene riproposto oggi con i nomi degli autori e la prefazione del giornalista Paolo Cucchiarelli da Selene Edizioni.

Lo scenario delineato dai due Bellini è inquietante: un patto tra il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat e Aldo Moro,

GIANNI MINA’: L’ AMBIGUITA’ DEI CRONISTI ITALIANI A CUBA

7 luglio 2005

La tensione che, a ondate, si riaccende intorno a Cuba; le polemiche provocate dall' epulsione di due giornalisti italiani entrati all' Avana con visti turistici per ''coprire'' l' assemblea di alcuni settori della dissidenza antcastrista; lo strabismo con cui la grande stampa italiana seguirebbe le vicende cubane; il ruolo ''ambiguo'' di Reporter sans frontières. Sono i temi al centro dell' articolo di Gianni Minà "L'ambiguità dei cronisti italiani a Cuba" che apre l' ultimo numero (il 90/91) di Latinoamerica ( www.giannimina-latinoamerica.it ) e che lsdi pubblica qui.

Qui di seguito l' editoriale di Minà.

Ricordiamo che sulla vicenda si può vedere anche il dossier di Isf Cuba, prigionieri della parola

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L’ AMBIGUITA' DEI CRONISTI ITALIANI A CUBA
di Gianni Minà Latinoamerica n.90/91

UNO SPIRITO CAUSTICO COME DANIEL Chavarria scrittore e rivoluzionario uruguayano, ha liquidato l’episodio dell’espulsione da Cuba di Francesco Battistini del Corriere della Sera e di Francesca Caferri de la Repubblica, insieme a due o tre politici polacchi, con una battuta crudele “Meno male! A Cuba i giornalisti li espellono, in Iraq

COME USARE IN MODO INTELLIGENTE IL CONTRIBUTO PUBBLICO AI GIORNALI

6 luglio 2005

Un intervento su ‘’la voce’’ di Francesco Giavazzi Come usare in modo intelligente il contributo pubblico ai giornali? '' Per tutelare l'indipendenza dei giornali – scrive in un intervento pubblicato su ‘’la voce’’*** Francesco Giavazzi -, bisognerebbe introdurre regole come quelle a suo tempo suggerite da Luigi Einaudi. Magari condizionando al loro rispetto la concessione dei contributi statali per l'acquisto della carta''.

In un articolo pubblicato su Foreign Affaire nell’aprile del 1945, ricorda Giavazzi, Luigi Einaudi scriveva: "Il Direttore dovrebbe essere l’unico responsabile dell’indirizzo politico, economico, finanziario e generale del giornale. Una volta nominato non dovrebbe essere licenziato, né dovrebbe subire limitazioni senza il consenso di un comitato di fiduciari (Board of Trustees) composto da uomini di sicura stima".

Il contributo pubblico ai giornali (legge 416 e poi 62 del 2001) - agevolazioni fiscali e contributi per l’acquisto della carta -, è ‘’difficile da giustificare e sarebbe meglio cancellarlo’’, secondo Giavazzi: ‘’se infatti si accettasse il principio che le aziende che producono beni definibili "pubblici" meritano un sussidio dello Stato, si formerebbe subito una lunga coda davanti alle porte del Parlamento. Ma fintanto che il contributo esiste – osserva - almeno potrebbe essere usato

CITIZEN JOURNALISM: ARRIVA IL GIORNALISMO A DUE DIMENSIONI?

2 luglio 2005
In un ampio articolo per Poynter Institute, Steve Outing – giornalista e ricercatore americano (nella foto) - ritiene che sia maturo il passaggio dal giornale di lettura al giornale di conversazione. Dal giornalismo a una direzione, che dall’ alto va verso il basso, al giornalismo bidirezionale, quello a due direzioni. Ma la realtà è complessa e un grosso scacco è venuto al Los Angeles Times, che ha dovuto chiudere precipitosamente un grosso esperimento di citizen journalism.



Qualche giorno fa avevamo accennato a importanti novità editoriali a cui sta lavorando il Los Angeles Times. Attenzione: non una pubblicazione di gruppi radicali o di movimento, ma uno dei principali quotidiani della West Coast aveva lanciato un esperimento di grosso rilievo: pubblicare online dei cosiddetti 'wikitoriali', cioè editoriali giornalistici scritti o riscritti dai lettori.

Ma, come annuncia Vittorio Zambardino ( Usa: il Citizen Journalism fa i conti col primo scivolone ), è stato ''un doloroso fallimento'': il LAT ha deciso di interrompere bruscamente l' esperimento ''che doveva segnare il decollo del Citizen Journalism***. Dopo pochi giorni, all'interno dello spazio destinato ad ospitare commenti lunghi fino a mille parole