E’ POSSIBILE MISURARE LE DISTORSIONI DEI MEDIA?

| 29 dicembre 2004 |

Un metodo empirico di due studiosi americani analizzato in un articolo per lavoce.info da Fausto Panunzi E’ possibile misurare le distorsioni dei media, la loro propensione più o meno volontaria per questo o quello schieramento politico? Due ricercatori americani, Tim Groseclose e Jeff Milyo, dell’Ucla, ci hanno provato , vedi qui ) utilizzando un metodo messo a punto dall’Ada (Americans for democratic actions) per quantificare, sulla base dei loro voti in parlamento, il grado di vicinanza al partito democratico dei senatori e deputati eletti al Congresso Usa.

Secondo questo metodo – spiega Fausto Panunzi in un articolo per lavoce.info -, nella scala a 1 a 100 il senatore repubblicano medio ha un punteggio di 15 mentre quello democratico medio si situa sugli 85.

“I due ricercatori – ricostruisce Panunzi – hanno contato il numero di volte che ciascun senatore ha citato, nel suo Congressional Record, think tank (pensatoi) o altre organizzazioni di policy, quali ad esempio Brookings Institutions, Amnesty International, Rand Corporation, e così via. Hanno poi fatto lo stesso conto per ogni rete televisiva o giornale. Infine, hanno assegnato una caratterizzazione politica ai vari media sulla base del rapporto di citazioni, associando ciascuno di essi al senatore con il rapporto più vicino. Le citazioni rilevanti sono solo quelle nelle notizie e non nei commenti, nelle lettere ai direttori, negli editoriali stessi, per evitare che una citazione “negativa”, cioè di critica, venga contata al contrario come una citazione positiva.

I risultati sono molto interessanti. A parte Fox News e Washington Times, tutti gli altri media più importanti hanno un punteggio Ada sopra 60, cioè hanno una distorsione a favore dei democratici. Ad esempio, il Nyt ha un punteggio di 73.7, il Washington Post di 66.6, le Cbs Evening News di 73.7, le Nbc Nightly News di 61.6 e, sorprendentemente, il Wall Street Journal di 85.1.

Solo Fox News, con 39.7, e Washington Times, con 35.4, mostrano un chiaro pregiudizio a favore dei repubblicani. Si collocano invece al centro la Pbs con le sue Newshour, la Cnn, con le sue NewsNight e l’Abc con Good Morning America”.

“Il quadro che emerge dal lavoro di Groseclose e Milyo è dunque di un sistema dei media che ha una distorsione più o meno pronunciata pro-liberal, con rare eccezioni in direzione opposta. Naturalmente, il metodo scelto per misurare la distorsione dei media non è totalmente immune da critiche. Ad esempio, è possibile che i giornalisti siano più interessati dei legislatori alla qualità dei think tank citati. Se la qualità  dei think tank vicini ai democratici è più elevata di quelli vicini ai repubblicani, il metodo proposto farebbe apparire i media più liberal di quanto essi siano in realtà. In ogni caso – rileva ancora Panunzi – Groseclose e Milyo hanno il grande merito di provare a misurare qualcosa che finora si pensava fosse non misurabile e quindi interamente lasciato alle impressioni soggettive”.

Secondo alcuni esperti, rileva Panunzi, “questo squilibrio a favore dei democratici sarà  presto corretto dalle forze di mercato e presto nuovi media conservatori entreranno nel mercato o altri correggeranno la propria distorsione liberal. Barro menziona (auspica?) esplicitamente un possibile ri-orientamento conservatore della Cbs nel dopo Dan Rather”.
Secondo altri economisti, come David Baron di Stanford, invece, la distorsione persisterà. La ragione sarebbe curiosa: i giornalisti avrebbero dei presunti vantaggi immateriali dall’influenzare l’opinione dei loro lettori o spettatori. Lasciare che i giornalisti possano esprimere le proprie opinioni liberamente consentirebbe agli editori di pagarli meno e quindi di risparmiare sui costi. “Vedremo nei prossimi anni quale delle due opposte predizioni si rivelerà  più accurata”, rileva Panunzi.

Quanto alla situazione nel nostro paese, ” è naturale chiedersi – conclude Panunzi – se sia possibile misurare la distorsione dei media italiani con il metodo di Groseclose e Milyo. Purtroppo, a prima vista, questa metodologia sembra difficilmente applicabile al caso italiano – risponde il ricercatore – sia perchè sono scarsi i think tank, in particolare quelli indipendenti (lavoce.info è una delle poche lodevoli eccezioni), sia perchè nel nostro Parlamento i riferimenti a tali think tank sembrano essere poco numerosi. Ma forse queste difficoltà  sono già  di per sè molto significative”.

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