Continua la censura contro internet del governo cinese

| 17 settembre 2004 |

I cristiani norvegesi di di “Forum 18” hanno messo sotto controllo per alcuni mesi l’accessibilità a internet da parte degli utenti cinesi e hanno scoperto che le autorità di Pechino hanno oscurato un buon numero di siti giudicati ostili e pericolosi.
Tra i siti bloccati vi sono quelli che documentano le persecuzioni di gruppi cristiani e di altre minoranze nel paese.
Ad esempio in Cina è oggi impossibile accedere a Free Church for China, a Free the Fathers, che denuncia la condizione dei preti cattolici che rifiutano di iscriversi all’Associazione patriottica cinese, a China Aid Association, che documenta la repressione delle chiese domestiche protestanti, al Committee for the Investigation of Persecution of Religious in China, che fornisce notizie anche in lingua cinese.
Tra i siti oscurati vi sono naturalmente quelli collegati alla Falun Gong, al Dalai Lama, ai musulmani di Hizb-ut-Tahrir.
L’accesso è bloccato anche al sito dei missionari verbiti, con sede a Taiwan, e a quello in lingua cinese della diocesi di Hong Kong.
A rilanciare da Roma la notizia di questo oscuramento è stata l’agenzia creata e diretta da padre Bernardo Cervellera “AsiaNews”, specializzata sulla Cina e con una versione in lingua cinese.
E naturalmente anche “AsiaNews” è tra i siti ai quali in Cina è stato bloccato l’accesso.
Non è la prima volta che questo capita, a padre Cervellera. Nel 1998, quand’era direttore dell’agenzia vaticana “Fides”, il lancio dell’edizione in lingua cinese fu salutato da un analogo blocco.
Oggi invece, “Fides” risulta accessibile, in Cina. E così il sito del Vaticano. Evidentemente non sono giudicati così pericolosi.

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